Le librerie indipendenti come fondamentale atto politico

Di Scott Esposito

Recentemente sono stato al Mission District di San Francisco con un’ora libera. In generale detesto aver tempo da perdere – non so mai cosa fare – e come se non bastasse ero stanco e volevo soltanto tornare a casa con un buon libro. Così ho vagato a lungo, cercando di trovare qualcosa che attirasse la mia attenzione, ed eccola lì: finestre dai vetri spessi con brillanti finiture verdi, e dietro pile e pile di libri. Dog Eared Books. Ho sempre sentito parlare di questa libreria, ma non l’ho mai visitata. Ho sorriso e mi sono diretto verso le sue luci invitanti.

Ho un metodo collaudato per testare la qualità di una libreria: quanto mi è difficile entrare e poi uscire senza comprare qualcosa? In alcune è un gioco da ragazzi: hanno una sterile aria aziendale e la loro sterile, aziendale merce non mi attira affatto.

Le mie librerie preferite sono esattamente l’opposto. Quando entro nella Moe’s di Berkeley, o nella Powell di Portland, è come se facessi un salto in un posto unico, pieno di accattivante bellezza. Subito la mia attenzione è rivolta in cinque direzioni diverse, e prima che me ne renda conto, sono piegato sotto il peso di cinque irresistibili libri. Questi luoghi lanciano un incantesimo e, una volta iniziata la caccia tra i loro scaffali prodigiosi, so che mi attaccherò a qualche libro e non sarò in grado di rimetterlo a posto.

La Dog Eared Books non è grande come la Moe’s o la Powell, ma la sua accuratezza e la sua atmosfera sono così forti da mettermi subito in modalità “acquisto”. La mia prima tappa è stato uno scaffale di filosofia politica: Benjamin, Arendt, Žižek, Rancière, Guattari e altre gemme, circondate da altrettanti gioielli. Ero affascinato. Da lì sono stato colpito da uno scaffale di letteratura internazionale: Julio Cortázar, Álvaro Enrigue, Svetlana Alexievich, Antonio di Benedetto, Basma Abdel Aziz, Magda Szabó… A quel punto ero totalmente preso, e in qualche modo una mezz’ora è volata via. Quando sono finito nella sezione “storia” della libreria, non vedevo l’ora di trovare qualcosa da comprare. Mi sono diretto immediatamente verso la storia dell’induismo di Wendy Doniger. Ho davvero bisogno di 700 pagine fitte sulla religione induista? No di certo! Ma come posso anche solo pensare di andare via senza?

Questo, d’improvviso, mi ha colpito: in quante librerie potrei soltanto vagare, trovare uno scaffale di impegnativa teoria filosofica, e poi un’incredibile selezione di letteratura mondiale di prima qualità, e infine una enorme storia dell’induismo? Librerie del genere non capitano per caso. Sono possibili solo dove il terreno è fertile.

Una libreria è l’incarnazione dei valori di una comunità. Dare un’occhiata a ciò che contiene è il più personale e intimo degli incontri, come entrare in casa di un amico per la prima volta e squadrare i suoi scaffali (se non ne vedi, allora dovresti riconsiderare la vostra amicizia). Ciò che trovi in una libreria è il cibo con il quale una società desidera nutrire la mente, il genere di cose che i suoi proprietari e dipendenti (senza dubbio residenti essi stessi nella comunità) sperano che i loro vicini sosterranno.

Al di là dei milioni di titoli che una libreria potrebbe immagazzinare, la maggior parte avrà spazio solo per decine di migliaia. I libri che la compongono sono un riflesso diretto delle persone che la circondano. Quali avranno un successo tale da essere riproposti e giustificare la pubblicazione di altri titoli? Tra le migliaia di libri pubblicati ogni settimana, quali prenderanno l’ambito posto in prima fila? La libreria adotterà le regole del pay-to-play per una buona sistemazione? Che sorta di idee, valori, storie e aspetti estetici incarnano i suoi libri? Quali titoli gli impiegati perderanno tempo a raccomandare e vendere, e ne saranno appassionati o fingeranno di esserlo? Vedranno ciascun libro venduto come una diffusione di idee importanti o solo come un maggior guadagno sul registro contabile?

È facile notare quanto velocemente il profitto di una libreria possa confondersi con il suo obiettivo, e come questo senso di missione confluisca nello spazio fisico del negozio. È invitante e comodo? Ha quell’atmosfera raffinata che rende le librerie così affascinanti? Quali tipi di persone accoglie, difende e supporta?

Tutto ovviamente inizia con gli autori, i traduttori, gli editori e gli altri che questo spazio mette in mostra per gli eventi, e con il tipo di pubblico che coltiva. Ma va ben oltre: penso alla Cody’s Books, che ha giocato un ruolo importante come rifugio e pronto soccorso durante le proteste anti Vietnam di Berkeley nel 1970, e che fu bombardata nel 1989 perché supportava intenzionalmente il diritto alla libera espressione di Salman Rushdie, quando una fatwavenne mossa contro di lui per il suo romanzo The Satanic Verses(questo è stato il periodo in cui la catena libraria dominante, la Waldenbooks, con 1200 sedi a livello nazionale, si era piegata allafatwa, eliminando Rushdie dai suoi scaffali). Oppure penso all’imponente Seminary Co-op di Chicago, a cui spesso ci si è riferiti perché avente la più grande collezione di titoli accademici sulla Terra, e che è una cooperativa di soci con 50.000 partecipanti statunitensi e altri mille in giro per il mondo. La descrizione di Matthew Keesecker della libreria, raccolta in un progetto chiamato The Seminary Co-op Documentary Project, vale la pena citarla per esteso:

“Quando arrivi, non pensi di essere necessariamente nel posto giusto. Poi vedrai un piccolo segnale che ti guida verso le catacombe di questo affascinante mondo di parole. Scenderai una serie di scale e allora, semplicemente, ammirerai.

Infinite pile su pile di libri. Eviterai le tubature, schiverai rubinetti, schiacciato tra scaffali e fornaci e ne amerai ogni minuto. È come se i libri fossero già lì, ben piantati al loro legittimo posto, e ad un tratto un edificio fosse spuntato intorno a loro. Ma piuttosto che soppiantarli, l’edificio ha deciso di lavorare con loro, e di avere una relazione simbiotica. È come se si fosse sviluppato attorno i tomi del sapere, integrandosi, tessendo e filando i suoi piani attraverso i volumi di polpa di carta e inchiostro. Coesistono in armonia, aspettando di essere scoperti da noi”.

Chi può leggere questo e dubitare che ogni buona libreria rappresenti un unico, coltissimo spazio che dev’essere ben curato per continuare a esistere? Spazi come questi sono mediamente compatibili con il capitalismo, e non sono affatto compatibili con la monocultura, con restrizioni sulla libertà di pensiero, con l’uniformità imposta, e men che meno con l’autoritarismo. Come istituzioni che hanno bisogno di pluralismo tanto quanto noi abbiamo bisogno di ossigeno, non possono evitare di avere una posizione politica de facto.

Anche se un posto come la Dog Eared Books o come la Seminary Co-op non ha mai dichiarato una posizione pro o contro Donald Trump, senza dubbio il loro modo di essere è una dichiarazione sulla loro compatibilità con l’uomo che non riesce a ricordare neanche un libro che ha letto, che è impegnato a bandire un’intera religione dagli Stati Uniti, e che demonizza continuamente come falsa l’informazione in contrasto con le sue convinzioni. I valori che queste librerie incarnano costituiscono un indispensabile biasimo al tipo di governo che il presidente Trump ha approvato con la sua condotta, le sue alleanze e le sue parole.

Forse questo dice già tutto, ma sono davvero molto orgoglioso di dire che diverse librerie nella nostra comunità letteraria hanno fatto molto di più che semplicemente esistere: hanno scelto di resistere, trovando il loro posto in quella che viene comunemente chiamata la “resistenza”, proseguendo la loro difesa dei valori e delle istituzioni americane contro la presidenza demolitrice di Donald Trump.

Il New York Times ha riferito i modi in cui le librerie indipendenti in tutta la nazione hanno risposto alle azioni del Presidente (la Barnes & Noble ha scelto di non essere tra loro), e il Publishers Weekly ne ha anche riferite altre. Vicino casa, posso dire che la City Lights Bookstore ha inaugurato una nuova sezione intitolata “Pedagogia della resistenza” e i soci Christin Evans e Praveen Madan della Booksmith hanno stabilito un nuovo mensile chiamato “Booksmith resiste”. Nel mio quartiere, Diesel, una libreria che ha a lungo preceduto la resistenza contro Trump con numerose presentazioni di libri politicamente orientati ed eventi, ha raddoppiato i suoi sforzi nel dopo-Trump.

Prevedo che nessuno sia sorpreso di sentire tutto questo. Quando provenire da un paese straniero dà motivi di sospetto, quando il know-nothing-ismè un valore centrale della più alta carica della nazione, quando le bugie sono palesemente spacciate (e più grandi sono, meglio è) e “fatti alternativi” sono all’ordine del giorno, il vero atto di difendere le informazioni, raccontando storie cruciali sulla vita degli altri e fornendo un luogo di incontro per tutti i tipi di persone, è necessariamente un gesto politicizzato. Le librerie sono uno dei business più politicizzati che abbiamo. Sono state la dimora tradizionale del disadattato, del libero pensatore, di chi premia la conoscenza a scapito del denaro e aspira alla saggezza. Sono uno dei posti in cui è più facile, per le diverse culture, mescolarsi e creare un’intesa. Sono un cruciale archivio delle narrazioni e delle vite di una nazione.Sapendo ciò, mi inorgoglisce vivere in un posto dove le librerie gareggiano per mettere in discussione i loro successi con le idee più intelligenti, sensibili, meravigliose che possiamo trovare. Non riesco a pensare che sia una coincidenza che i luoghi in cui si trovano molte di queste librerie siano anche gli stessi dove praticamente nessuno vota per tipi come Donald Trump.

Se le librerie indipendenti sono realmente una componente chiave di una sana democrazia, allora dovremmo percepire la speranza: mentre scrivo, sono nel bel mezzo di una rinascita.Gli anni ’90 e i 2000 sono stati un brutto periodo, poiché l’aumento delle librerie di catena ha messo molte indipendenti fuori dal business, e più di un migliaio di loro ha chiuso. Ma i modelli imprenditoriali della Borders and Barnes & Noble hanno dimostrato di avere vita breve, e ancora una volta le indipendenti stanno apparendo in comunità che premiano le qualità che una buona libreria apporta in un quartiere.

Per fare solo un esempio: questo è esattamente il motivo per cui molti della mia comunità hanno investito quasi $200,000 nel futuro della libreria del nostro quartiere, così la Diesel sta transitando verso la East Bay Booksellers. Siamo impegnati a vedere questo punto vendita restare un’intelligente, ostinata libreria molto indipendente, perciò ci stiamo assicurando che rimanga sotto la proprietà di chi ci fidiamo e ammiriamo. E non siamo soli: tali programmi di investimento della comunità stanno diventando sempre più popolari mentre prende il comando la prossima generazione di librai. Inoltre, dal 2009 sono nati più di 250 nuovi dipendenti, pari ad una crescita del 30%. E l’US Census Bureau ha scoperto che le vendite delle librerie sono aumentate negli ultimi due anni ribaltando sette anni di declino, perché un numero sempre crescente di “consumatori” si sta rendendo conto dei vantaggi di acquistare presso le indipendenti.

I libri sono diversi da altri prodotti – contengono fatti, idee e storie che aiutano a formarci – e così la loro vendita è diversa dalle altre. Quando penso alla vendita dei libri, ripenso a quello che il mio amico Brad Johnson, il futuro proprietario dell’East Bay Booksellers, dice sul nome che ha scelto per il suo negozio. Sostiene di averlo voluto per rappresentare il fatto che la vendita dei libri è un’arte, a volte anche una vocazione. Adesso, mentre tutti noi nella comunità letteraria stiamo per sbarcare il lunario – e nessuno lo capisce meglio di un responsabile di una libreria – penso che siamo qui in maniera più radicale, perché vogliamo vedere la nostra vocazione letteraria in questi esatti termini. E la nostra vocazione diventa sempre più una chiamata quando il nostro paese ha bisogno dell’aiuto della nostra cultura libresca per proteggersi da coloro che vorrebbero distruggere i nostri valori civili. Così la prossima volta che siete in una libreria indipendente, prendetevi un momento per riflettere sul perché lei è lì e perché voi siete lì – pensate a queste cose, e domandatevi come pagherete quei valori più avanti.

Di Scott Esposito, traduzione di Giorgia Fortunato